Gli italiani sono preoccupati per l’invecchiamento della forza lavoro, che nei prossimi anni può ridurre la popolazione attiva, mettere a rischio la pensione, pesare sulla spesa previdenziale e sanitaria, influire sulla produttività delle organizzazioni. Ma che – nella percezione dei dipendenti – può incidere negativamente sulla condizione degli stessi lavoratori “over 55”, in difficoltà con l’acquisizione di nuove competenze, oggetto di minori politiche attive rispetto ai giovani, con prospettive occupazionali poco ottimistiche nell’immediato prossimo futuro. E’ quello che si legge nei risultati del Randstad Workmonitor, giunto alla seconda rilevazione dell’anno.

Randstad Workmonitor: risultati in dettaglio

Ben il 91% dei lavoratori in Italia (più di tutti al mondo) teme che l’età media sempre più alta della forza lavoro possa far diminuire la popolazione attiva. Ma non è l’unico timore. Per il successo dell’azienda, quasi tutti i dipendenti (l’83%) ritengono cruciale attirare nuovi giovani (18-30 anni), mentre solo il 52% giudica fondamentale trattenere i lavoratori over 55. Sono più frequenti politiche attive aziendali per attirare lavoratori giovani (nel 63% dei casi) che per trattenere i più anziani (45%). E otto dipendenti su dieci ritiene più difficile per i lavoratori over 55 acquisire nuove competenze che consentano di stare al passo con l’aggiornamento professionale.